Come il titolo del libro di Bret Easton Ellis.
Della vostra opinione non me ne fotte un cazzo.
Il mio nostril non vi piace? Non mi dona? Non me ne fotte un cazzo.
Mio il corpo, mia la testa, mia la percezione delle cose.
Io mi piaccio.
E la mia testa mi dice che è più importante piacere a me stessa, prima di piacere a voi.
How about a nice cup of shut the fuck up?
Archiviato in sfogo teste di cazzo piercing parole a caso sono incazzata
Rotto il seme
Rotto il sangue
Triste mendicante
Rotto nella mente
E ora non fate gli hipster dicendo che sono una metalminkia, please.
Mia madre mi ha minacciata dicendomi che se non metto in ordine la mia stanza non mi porta al locale, così il concerto va in merda.
Grazie, sei proprio una puttana, non hai capito un cazzo di chi sono io.
Voglio andarmene, non ce la faccio più.
Archiviato in sclero madre idiota madre rompicoglioni odio la mia vita suonare
Ah, sai cosa ti dico? PORCO-DIO. PORCO-DIO. PORCODIOOO.
Sto esplodendo. Dove sei? Dove cazzo sei? Ormai mi hai dimenticata vero? A malapena ti ricordi il mio nome. Io sono qua che aspetto un segno, una cosa qualsiasi… e non arriva niente. Sto per esplodere, ma non voglio essere io a cercarti… non posso, non voglio, mi sono ripromessa di non farlo.. Quanto ti odio, quanto, QUANTO. Dove cazzo sei? Mi sento così presa per il culo.
Archiviato in ti odio no fanculo mi sento sola come un cane di merda porca madonna tag alla cazzo esplodo rabbia
Si lanciò sul letto tra mille risate isteriche, urlando il nome di suo fratello. Davide andò nella sua stanza per cambiarsi il maglione e cercare di fare qualcosa ai suoi capelli. Angelene strisciò giù dal letto e andò a spiare il fratello. Davide aveva dimenticato la porta aperta, di solito la chiudeva sempre, odiava quando la sorella gli sbirciava la camera. Erano entrambi diciottenni, solo che lei era nata a dicembre e lui a gennaio. Angelene infilò la testa nello spiraglio della porta: la camera di suo fratello era diversissima dalla sua. Davide teneva in ordine ogni cosa, dai bong ai libri, in ordine di colore o alfabetico. I vestiti erano ripiegati sulla sedia, i poster dritti sulle pareti, il letto fatto, il tappetino zebrato ordinatissimo e pulito, la scrivania sgombra, la chitarra riposta sul porta chitarre, i muri azzurri e bianchi. Angelene osservava con occhio clinico ogni centimetro della stanza, pensando che il suo bong era in un angolino rovesciato, che i suoi poster erano storti, che il suo letto era disfatto, che la sua scrivania era piena di ogni oggetto immaginabile, che i suoi muri erano di uno squillante fuxia e arancione e che la sua stanza era un altro mondo. Due mondi diversi abitati da due menti simili. La ragazza spostò gli occhi dai muri sul fratello. Aveva i capelli fradici. Si fissava allo specchio, passandosi la mano tra i capelli disordinati e socchiudendo leggermente gli occhi. Sbuffò, si levò il maglione inzuppato e la maglietta. Una goccia gli cadde dai capelli sul collo, e poi rotolò per tutta la lunghezza della schiena fino ad asciugarsi sui pantaloni. Davide camminò attraverso la stanza, aprì l’armadio per arrabattarsi alla ricerca di una maglietta. Angelene lo fissava, come un avvoltoio fissa la sua carcassa. Lo studiava, in ogni minimo movimento. I suoi capelli scuri, umidi di pioggia, stavano incollati ai lati del viso, gocciolando sul pavimento, sulle scarpe e sul petto nudo del ragazzo. Ancora una volta Angelene si calò in un’altra dimensione, dove lei e Davide non erano fratelli. Lei non sentiva niente di vero in quel posto, credeva che le stessero nascondendo qualcosa. Lei non era figlia di sua madre, Davide non era suo fratello, ma un bellissimo ragazzo che le era stato assegnato da qualcosa o qualcuno come parente. Perché? Perché creare una situazione nella quale si rischia l’incesto? Per evitare che due menti fuori dal comune si uniscano? Per evitare l’amplesso tra due anime superiori? Per evitare la nascita dell’anticristo? Nel guardare il fratello sdraiato a petto nudo su quel tappetino zebrato lei provava una sensazione strana, mentre si convinceva sempre di più che quell’essere non poteva essere suo fratello. Si sentiva attratta da lui, era una cosa innaturale, non sapeva se sentirsi in colpa o se assecondare i suoi pensieri. Se avesse assecondato i suoi pensieri cosa avrebbe fatto? Decise di sentirsi in colpa, ma continuò ad osservare il fratello: i lineamenti del viso erano ben segnati, la barba leggermente incolta, i capelli neri erano umidi e si stavano arricciando per colpa della pioggia, gli occhi erano chiusi e le braccia allargate sul tappeto, le labbra sottili leggermente socchiuse, il respiro era lento e regolare. Angelene era persa, fissava quel viso perfetto, e seguiva il ritmo del respiro del fratello. Il suo cuore palpitava. Che cosa sarebbe successo se tutto fosse stato diverso? Chi era lei? Lei sapeva che ruolo aveva nel mondo, soprattutto in quel momento. Era piccola, ma aveva in mano il potere della persuasione. Poteva cambiare le cose, poteva far partecipare Davide al suo gioco. Il mondo è così facile da comprendere. Le persone sono vasi d’arredamento, belli ma vuoti. Una volta rotti non si aggiustano più. Lei si sentiva come il vaso di Pandora. Se si fosse rotta, cosa avrebbe potuto scaturire? Se i suoi pensieri avessero fluito fuori dal suo cervello, cosa avrebbe pensato la gente? Sarebbe cambiato qualcosa? Chiuse gli occhi in preda al viaggio e alle possibilità. Si sbilanciò, e cadde contro la porta, irrompendo vergognosamente nella stanza del fratello.
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